Istituto

MM S 10bis

Oggetto scultura
Titolo Napoleone come Marte pacificatore
Soggetto Napoleone come Marte pacificatore
Autore Manfredini, Luigi (scultore)
Datazione 1805 ca. - 1810 ca.
Materia e tecnica bronzo piedistallo: bronzo, doratura
Misure cm 83.5 x 36
Indicazioni sull'oggetto Napoleone I raffigurato come Marte pacificatore sopra un basamento con aquile. Clamide sulla spalla destra; fodero della spada al fianco; lancia nella sinistra; Vittoria Alata poggiante sulla sfera terrestre nella mano destra.
Notizie storico-critiche Incisore di monete e medaglista, Luigi Manfredini fu insegnante presso l'Accademia di Brera e lavorò per la Zecca milanese dal 1798 a un decennio dalla morte, come raffinato ed elegante divulgatore dell'immagine e della celebrazione napoleonica. Fanno capo alla sua bottega e alla famosa fonderia di San-ta Maria alla Fontana numerose fusioni in bronzo che riproducono opere antiche e moderne, tra le quali oggetti per la decorazione domestica come i centrotavola con pescagione e selvaggina o il vaso con fregio bacchico conserva-ti presso la collezione de Pecis della Pinacoteca Ambrosiana e ritratti celebrativi quali le teste di Napoleone ed Eugenio di Beauharnais ora presso la Galleria d'Arte Moderna. Questo piccolo bronzo riprende un marmo di Antonio Canova, artista del quale Manfredini fu assiduo e fedele riproduttore; l'opera, commissionata come Napoleone nelle vesti di Marte pacificatore dal vicepresidente della Repubblica Ita-liana Francesco Melzi d'Eril, era destinata a decorare il Foro Bonaparte, e venne completato nel 1806; fu inviata a Parigi nel 1811 per essere collocata al centro della Salle des Hommes Illustres del Louvre, ma le reazioni del pubblico, poco avvezzo alla nudità della figura, seppur classica e idealizzata, convinsero le autorità a vietarne l'esposizione. Il marmo finì per essere acqui-stato dal governo inglese nel 1816 e, nonostante i tentativi dell'autore di riappropriarsene, fu donato al duca di Wellington, vincitore a Waterloo, per la sua abitazione londinese di Apsley House, dove si trova tuttora. Nel 1809 il viceré d'Italia Eugenio di Beauharnais aveva commissionato a Canova una versione in bronzo della statua, da collocarsi questa volta presso il Palazzo della Ragione. Il bronzo, fuso dalla bottega deifratelli Righetti a Roma, giunse a Milano nel 1812 ma non venne esposto fino al 1859, quando si scelse di collocarlo al centro del cortile dell'Accademia di Brera. La scarsa fortuna di quest'opera presso i contemporanei deriva probabilmente proprio dall'uso classico della nudità applicato alla celebrazione contemporanea: dai diari dello stesso Canova ricaviamo infatti quanto fosse difficile per lo scultore far comprendere allo stesso Napoleone stesso il significato antico del nudo, tra l'altro evidentemente idealizzato. La figura dell'imperatore, la clamide sulla spalla destra, il fodero della spada al fianco, una lancia nella sinistra e la Vittoria Alata a spiccare il volo dalla sfera terrestre che il condottiero tiene nella mano, venne spesso interpretata ironica-mente come colui che vede la Vittoria involarsi, piuttosto che tenerla in pugno, soprattutto dopo la dolorosa sconfitta di Russia.
Iscrizioni N (Posizione: Sul basamento, Tecnica di scrittura: a rilievo)
Stato di conservazione discreto (2023)
Bibliografia Caramel L./Pirovano C., Galleria d'Arte Moderna. Opere dell'Ottocento F-M, Milano 1975, p. 352 n. 717S. Regonelli, Museo di Milano. Palazzo Morando Attendolo Bolognini, a cura di R. Guerri, Milano 2009, p. 73, n. 18
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